Passeggiando in bicicletta… e i semafori

Anche in città, la bicicletta ci dà un senso di libertà. Osservo gli altri ciclisti: al semaforo rosso, una veloce sbirciatina all’incrocio, e passano indifferenti. Forse ignorano che ci sono semafori anche a tre tempi! Nasce il rischio di creare una situazione di pericolo per sé e per gli altri. E allora mi domando: libertà è anche anarchia?

Cosa sta dietro questi comportamenti? Non è certamente la fretta di arrivare a destinazione. Alla base c’è l’atteggiamento verso le regole: rispetto, indifferenza, rifiuto, ribellione. Eppure in un contesto sociale le regole sono necessarie, proprio per garantire il rispetto dei diritti e dei doveri per ogni persona. Il semaforo è lì per assicurare alle persone un transito sicuro all’incrocio: il mio diritto di passare è legato, e dipendente, dal dovere di fermarsi di chi viene da altra direzione. A governare questo modo di agire dovrebbe essere la percezione della cosa giusta. Contravvenire ha un significato molto forte. Infrangere le regole che governano la dimensione sociale è un segnale negativo nell’immediato e nel lungo termine.

Le regole governano la nostra vita a tutti i livelli con differenti finalità: salute, sicurezza, crescita. Questi comportamenti al semaforo possono essere intesi come un segnale di allarme. Immaginarli in altri contesti può portare alla perdita delle conquiste civili e compromettere l’impronta verso l’innovazione.

Per riproduzioni anche parziali effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale e comunque per uso diverso da quello personale, contattare Erika Leonardi.

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