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Buono e Bello: simili, ma pari non sono!

  • 8 Sett 2021, 11:00

Durante la mia vacanza nel Parco delle Madonie (Palermo) ricevo un messaggio che mi ha colpito: “Buondì Erika, ho alcune preparazioni da sistemare in laboratorio. Se ti va di partecipare… a bello cuore!”

Quel “bello cuore” mi ha fatto sorridere. Io avrei detto al tuo “buon cuore”! E così disserto piacevolmente con l’autore dell'invito su questa dizione, che trovo, di primo acchito, calda e colorita. Mi dice: “È un nostro modo di dire: sostituiamo buono con bello”.

Rifuggendo dalle definizioni da dizionario, mi viene proprio voglia di dare una mia interpretazione. Teniamo presente che, nella scelta di un termine, trasferiamo non solo un contenuto, ma anche l'emozione del momento e la visione degli eventi.

Ci rifletto su a modo mio. Per me “buono” esprime qualcosa di oggettivo, in quanto risponde alle attese. Spesso fa riferimento ad indicatori misurabili (dimensione, colore, peso, idoneità all’uso, …). Può contenere altresì una dimensione di soggettività, che però è in secondo piano.

Colgo un diverso significato in “bello”. È bello ciò che piace, si dice. Qui domina la soggettività: è una espressione che bilancia le attese con il percepito. Fa leva sulle emozioni che nascono dal cuore per congiungersi con la componente razionale.

Pertanto nella richiesta di collaborazione con “buon cuore” si evoca una componente di generosità; nella forma “bello cuore” prende il sopravvento la condivisione emozionale.

Ebbene questo modo di dire nel parlare quotidiano mi ha intrigato molto. Ho avuto la fortuna di conoscere molte persone del luogo con una caratteristica comune: apertura e positività. Questi atteggiamenti e i modi di dire sono strettamente legati: convertire buono in bello conferisce un sapore di positività e leggerezza.